Infermieri, uno su 1600 ce la fa

"A me, l'immagine che viene è quella dell'infermiere, dell'infermiera in un ospedale: guarisce le ferite ad una ad una, ma con le sue mani. Dio si coinvolge, si immischia nelle nostre miserie, si avvicina alle nostre piaghe e le guarisce con le sue mani, e per avere mani si è fatto uomo. È un lavoro di Gesù, personale. Un uomo ha fatto il peccato, un uomo viene a guarirlo. Vicinanza. Dio non ci salva soltanto per un decreto, una legge; ci salva con tenerezza, ci salva con carezze, ci salva con la sua vita, per noi”.
Papa Francesco, all'omelia in Santa Marta il 22 ottobre 2013
Il Nursind sul DDL di stabilità. In nome della “stabilità” si estendono il blocco delle retribuzioni pubbliche e i limiti al turn over del personale. Ci dovremmo sentire in colpa perché siamo dipendenti pubblici e garantiamo un pubblico servizio?
Siamo gli infermieri che tutti i giorni garantiscono l’apertura dei servizi sanitari ai cittadini; spesso siamo i primi professionisti ad accogliergli nelle strutture del SSN, lottiamo a fianco di essi per vincere le battaglie contro le malattie e le disabilità; tuttavia non sappiamo quanto resisteremo: perché ogni persona combatte la sua battaglia mentre a noi, infermieri, è chiesto di combatterle tutte senza adeguati riconoscimenti e idonei organici.
Pur comprendendo la gravità della crisi economica che affligge il Paese non possiamo non far notare ai cittadini e alla classe politica che gli infermieri italiani lavorano con stipendi tra i più bassi di Europa, sono una preziosa “risorsa” umana e professionale che sta invecchiando e che si usura, con responsabilità professionali sempre più crescenti. “Da questo Governo e da questo Parlamento (dove gli ex sindacalisti abbondano) penso – afferma Andrea Bottega segretario nazionale Nursind – ci si aspettava un cambio di rotta che andasse nella direzione della normalizzazione delle dinamiche contrattuali ed occupazionali. La legge di stabilità, invece, introduce un taglio indiretto alla possibilità di erogare assistenza di qualità in quanto si risparmia sulla sostituzione del personale cessato e un taglio diretto sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti che sono ferme al 2009 e lo rimarranno fino a tutto il 2017.”
In questo senso non si può non criticare quanto dichiarato ieri dal primo Ministro nella trasmissione “Otto e Mezzo”: “è una manovra neutra: né tagli né aumento di tasse”, “compito dei sindacati è firmare i contratti (!)”. Questa sarebbe neutralità che, di fatto, rende inutile la contrattazione e il ruolo dei sindacati e deprime chi lavora nei servizi pubblici. “Dovrei sentirmi in colpa perché si pensa che come dipendente pubblico ho il posto sicuro mentre nel privato si perde il lavoro? Per me non è così; – continua il segretario nazionale Nursind – se chiudessero gli ospedali o se le cure fossero solo a pagamento chi si prenderebbe cura di chi ha bisogno e non ha i soldi per pagarsi l’assistenza? Sembra che essere dipendente pubblico significhi appartenere a una casta: ricordiamo allora che un infermiere guadagna 1.600 euro al mese lavorando in turno le notti e le domeniche. Eppure è proprio questa l’equazione che i recenti governi hanno assunto a postulato delle proprie politiche, veicolando un simile messaggio alla popolazione e distogliendo l’attenzione dai costi degli enti inutili, mettendo tutti i servizi allo stesso livello d’importanza, non toccando i privilegi della politica e dei servizi a loro vicini, legittimando ogni intervento legislativo contro chi quotidianamente garantisce i servizi essenziali ai cittadini con una dinamica retributiva e occupazionale in forte calo (- 4,8% tra il 2011 e il 2012; fonte Aran: Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici, giugno 2013).”
Si vuole risolvere il problema della disoccupazione giovanile e intanto aumentano gli infermieri disoccupati e precari a fronte di un notevole invecchiamento della categoria occupata nel SSN (l’età media è di 47 anni), si vogliono servizi sempre più efficienti e personale sempre più competente ma si bloccano le progressioni economiche (che poi si tratta di poco più di 50 euro lordi al mese) e si tagliano i fondi contrattuali, si chiedono servizi sicuri e di qualità ma si limitano le risorse. Chi o cosa motiverà gli operatori della salute a garantire i servizi?
Il Governo dice: scongiurato l’aumento dei ticket per un importo di 2 miliardi di euro; nessun taglio alla spesa farmaceutica o ai LEA. Ricordiamo che i soldi per sostenere il bilancio dello Stato vanno presi dove ci sono (il 10% della popolazione detiene quasi la metà della ricchezza del Paese), che la spesa sanitaria italiana è tra le più basse d’Europa (quasi il 24% in meno rispetto alla media dei principali Paesi UE) e che a garantire la qualità delle cure e dell’assistenza sono i professionisti che lavorano, almeno per valore alla pari dei mezzi (farmaci e macchinari) che usano.
Nursind è portavoce di questo disagio che la categoria vive assieme a tutte quelle figure che garantiscono i servizi sanitari pubblici e chiede ai parlamentari che hanno ricoperto ruoli importanti nella dirigenza sindacale di prendere una netta posizione in difesa dei dipendenti pubblici dato che anche la base sindacalizzata ha contribuito alla loro “fortuna” politica.
Non dichiareremo lo sciopero perché non ce lo possiamo permettere economicamente e perché, di fatto, lavoriamo già al limite dei contingenti minimi per garantire i servizi essenziali ai cittadini i quali, come noi, sono già provati dalla profonda crisi. Siamo consapevoli che sarà anche quasi impossibile che il blocco economico venga stralciato dalla norma ma non mancheremo di far sentire la nostra voce nelle manifestazioni, nei luoghi di lavoro e alle prossime elezioni!
Roma, 22 ottobre 2013
Corte di Cassazione - Civile (Idoneità del lavoratore: certificazione del medico competente e valutazioni del CTU)
Il fatto
Un lavoratore, licenziato a seguito di parere di inidoneità fisica espresso dal medico competente, ha adito il giudice del lavoro ottenendo il riconoscimento dell’illegittimità del licenziamento sia in primo che secondo grado, sul presupposto della mancanza del carattere di decisività della valutazione del medico competente e alla luce della successiva valutazione di idoneità effettuata dal CTU.
Profili giuridici
I giudici della Cassazione hanno ribadito l’orientamento della Corte costituzionale secondo il quale la dichiarazione di inidoneità fisica in esito alle procedure previste dallo Statuto dei lavoratori non ha carattere di definitività, potendo il giudice della controversia pervenire a diverse conclusioni sulla base della consulenza tecnica d'ufficio disposta nel giudizio di merito. Inoltre, nel caso di contrasto tra il contenuto del certificato del medico curante e gli accertamenti compiuti dal medico di controllo, si deve procedere alla loro valutazione comparativa al fine di stabilire quale delle contrastanti motivazioni sia maggiormente attendibile, poiché le norme che prevedono la possibilità di controllo della malattia, nell'affidare la relativa indagine ad organi pubblici per garantirne l'imparzialità, non hanno inteso attribuire agli atti di accertamento compiuti dagli stessi una particolare ed insindacabile efficacia probatoria che escluda il generale potere di controllo del giudice.
[Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net]
E' scontro su interpretazione legge di stabilità
(ANSA) - ROMA, 21 OTT - Nessun taglio alla Sanità, poiché la spesa che riguarda il Fondo sanitario nazionale ''rimane inalterata''. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ribadisce che nella legge di Stabilità non sono previsti tagli al settore ma nella Relazione Tecnica emerge una 'decurtazione' di 1,1 mld nel 2015-2016 al finanziamento al Servizio Sanitario Nazionale, legato però alla generale stretta sul pubblico impiego. I sindacati attaccano: ''il taglio c'è'' e rappresenta un ''ulteriore schiaffo a medici e cittadini''.
E' dunque scontro sull'interpretazione degli articoli della manovra. Non si tratta, ha detto Lorenzin a margine della presentazione del Canale ANSA Salute & Benessere Bambini, di ''tagli previsti dalla legge di stabilità, ma si tratta del blocco del turnover che riguarda tutta la pubblica amministrazione''. Il taglio, ha spiegato, è dunque relativo al blocco del turnover della P.A. e quindi ''anche del comparto sanitario, da cui c'è un recupero di risorse; però ciò non può essere contabilizzato sul fondo sanitario nazionale che è un'altra partita''. Quindi, ha precisato Lorenzin, "le cifre rimangono quelle previste dalla legge di stabilità, così come in precedenza stabilite". Ovviamente, ha proseguito, "nel blocco del turnover è stato conteggiato il recupero di alcune risorse per la proroga del blocco, ma non riguarda il fondo sanitario e quindi non riguarda i beni e servizi, la spesa farmaceutica, le malattie o i livelli essenziali di assistenza". Ciò vuol dire, come spiegano dal Ministero, che il Fondo sanitario per il 2014 sale a 109,901 miliardi (rispetto ai 107,9 previsti dalla precedente legge di stabilità del governo Monti) e sono inclusi i 2 miliardi che scongiureranno la misura di nuovi ticket dal primo gennaio 2014. Non si tratta dunque di tagli, si sottolinea, bensì di ''risparmi'' che deriveranno dai mancati aumenti salariali di tutto il Pubblico impiego incluso, ovviamente, il settore della Sanità (che contribuirà con una ridotta spesa per il personale pari a 1.150 miliardi nel biennio 2015-16).
Opposta è però l'interpretazione dei sindacati: la riduzione del finanziamento al Servizio Sanitario Nazionale ''c'è e vale 1,1 miliardi di euro (540 milioni nel 2015, 610 dal 2016). E' contenuta nel comma 21 dell'art.11 della Legge di stabilità'', affermano Fp-Cgil e Fp-Cgil Medici, secondo cui si tratta di ''uno schiaffo per medici, operatori e cittadini'' e di un ''accanimento''. Parla di un ''nuovo attacco al Servizio sanitario nazionale'', attraverso i tagli al personale, il sindacato dei medici dirigenti Anaao. Ed ancora: ''Non li hanno considerati tagli alla sanità ma tagli al personale, la sostanza però non cambia: meno medici e infermieri per il servizio sanitario'', incalza l'associazione sindacale dei medici dirigenti Cimo-Asmd, mentre il sindacato degli infermieri (Nursind) avverte: ''Lavoriamo già in costante carenza di personale e di questo passo andrà sempre peggio, mettendo a rischio qualità del servizio e sicurezza dei cittadini".
Ancora una volta, è invece il commento dei deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Affari Sociali, ''il Paese deve fare i conti con un governo che mente ai suoi cittadini e con un ministro, quello della Salute, che solo alcuni giorni fa scriveva 'E' la prima volta in 10 anni che non ci sono tagli alla sanità, abbiamo messo in sicurezza la salute degli italiani per i prossimi anni".(ANSA).
http://www.regione.vda.it/notizieansa
Con la firma del Contratto Collettivo Nazionale Quadro la nuova Confederazione Generale Unitaria e il Nursind, federazione rappresentativa nel comparto sanità, acquisiscono formalmente le prerogative sindacali e si propongono come interlocutori forti e autorevoli nella rappresentanza dei lavoratori pubblici.
Un risultato che premia la capacità di unire le rappresentanze sindacali dei lavoratori portando a superare a livello confederale la soglia della rappresentatività in ben 6 comparti a copertura dell’85% del pubblico impiego.
Novità assoluta in questa rilevazione è la rappresentativitàdi Nursind, unico sindacato italiano di soli infermieri
Nella foto: Massimo Blasi (Cisal), Gennaro Di Meglio (CGU), Andrea Bottega (Nursind)
LEGGI IL COMUNICATO DELLA DIREZIONE NAZIONALE APRENDO IL FILE SOTTOSTANTE
PORDENONE. Si sono presentati in 560, ma solo tre hanno superato la preselezione e, ironia della sorte, ora potrebbero anche essere bocciati all’esame vero e proprio. La vicenda, “tutta italiana” tuona Gianluca Altavilla, segretario del Nursind, è quella avvenuta al bando di selezione per infermieri professionali pubblicato dal Cro di Aviano, che dovrebbe avere valenza di area vasta e quindi stilare una graduatoria da cui potranno attingere anche l’azienda ospedaliera e quella sanitaria. Una graduatoria che però rischia di essere inesistente.
La fase di preselezione il Cro l’ha affidata a una agenzia di Milano – al bando avevano partecipato circa 1.400 candidati – che si è occupata di stilare i test. «Ma si può chiedere “Cos’è l’oscurantismo” a persone laureate in scienze infermieristiche, con master? Nel momento in cui in provincia mancano almeno una sessantina di infermieri rischiamo di averne, se va bene, solamente tre da per rimpinguare l’organico. A voler pensar male vien da chiedersi se non sia stato fatto apposta».
Cultura generale, logica, poche domande invece, secondo il sindacato, su quelle che sono le situazioni cliniche più frequenti nella professione. «Purtroppo nel bando c’è scritto che il Cro non si prendeva alcuna responsabilità nei confronti dell’operato dell’agenzia – evidenzia Altavilla -. Per quel che ci riguarda siamo pronti a ogni azione di tutela, anche legale. Il ricorso, se sarà possibile, sarà gratis per gli aderenti perché non si può chiedere a infermieri disoccupati, che magari arrivano da lontano e hanno già sostenuto spese, di spendere ancora. Mi auguro solo che l’assessore Telesca contatti solleciti la dirigenza del Cro per fare chiarezza».
In casa Cro in realtà l’operazione di verifica è già partita. «Stiamo esaminando il caso che è sicuramente sorprendente – sottolinea il direttore generale Piero Cappelletti -. Avendo però ricevuto solo segnalazioni generiche dovremo vedere tutti i quesiti e questo richiede tempo. Annullare la selezione? Valuteremo».
Comunicato stampa Roma 16.10.13
LEGGE STABILITA’ : DI MEGLIO (CGU CISAL), MOBILITA’ DEI LAVORATORI PUBBLICI
“L'ennesimo intervento sul pubblico impiego contenuto nella legge di stabilità del Governo Letta conferma la volontà punitiva anche di questo Governo nei confronti dei lavoratori pubblici, indicati e trattati come capro espiatorio. Il protrarsi del blocco dei rinnovi contrattuali, oltre ad avere un pesante effetto sulle famiglie dei lavoratori, sta seriamente pregiudicando anche il loro futuro poiché impatta pesantemente anche sul loro futuro trattamento pensionistico che peraltro non è supportato neanche dalla previdenza complementare che è partita con grande ritardo e comunque è penalizzante nei confronti di quella dei lavoratori privati. A questo ennesimo pesante e grave attacco risponderemo con decisione e quindi con la mobilitazione dei lavoratori pubblici e l'avvio di iniziative di protesta e lotta.”
Lo ha dichiarato Gennaro Di Meglio, Segretario Generale CGU CISAL
EDITORIALE
Esuberi di personale sanitario? proprio no!
di Annalisa Silvestro Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi
La recente pubblicazione del Rapporto CEIS - CREA Sanità, curato dal prof. Federico Spandonaro, ha scatenato nel mondo infermieristico reazioni di stupore e di dissenso, che si sono espresse in particolare sulle pagine di facebook. L’elemento contestato è stata la stima di un esubero, sull'intero territorio nazionale, di 18.800 medici e di 28.800 infermieri calcolato sul totale dei posti letto ospedalieri. Al di là della percezione comune sull'inattendibilità dei dati, è parso opportuno far subentrare alla reazione emotiva una valutazione tecnica e professionale dei risultati presentati. Profilo tecnico Nella stima dei presunti esuberi di infermieri e medici negli ospedali pubblici (nel Rapporto vengono considerate le sole aziende ospedaliere e gli ospedali gestiti direttamente dalle Asl), viene fatto ricorso a due indicatori: · il numero di infermieri per posto letto; · Il numero di medici per infermiere. Per i due indicatori viene proposta, come standard di riferimento, la media dei valori più bassi registrati per ciascun indicatore nelle diverse Regioni. Le Regioni utilizzate per costruire l'indicatore sono: · indicatore infermieri per posto letto: media dei valori di Emilia-Romagna e Molise (1,32); · indicatore medici per infermiere: media dei valori registrati in Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia (0,37). Applicando tali standard, gli estensori del Rapporto hanno proceduto al calcolo del numero di infermieri e di medici ritenuto ottimale per le diverse Regioni e, per differenza con le risorse effettive, hanno poi proceduto alla stima degli esuberi. In tal modo è emerso l'esubero di 18.800 medici e di 28.800 infermieri. Con il supporto di esperti statistici, riteniamo di poter affermare che: · è arbitrario assumere meccanicamente, come standard, i valori più bassi registrati dagli indicatori, perché tali valori potrebbero rappresentare situazioni caratterizzate da carenze e inadeguatezze dei servizi erogati, invece che condizioni di efficienza da proporre come modello; · non è appropriato scegliere alcune Regioni per il primo indicatore ed altre Regioni per il secondo perché, così facendo, i due indicatori utilizzati vengono considerati indipendenti. Così non è. · maggiore attendibilità avrebbe avuto il considerare combinazioni dei due indicatori e proporre come standard - in astratto - quella ritenuta migliore tra quelle osservate nelle Regioni; · la stima dei possibili esuberi, potrebbe differire anche notevolmente da quella presentata nel Rapporto, se si adottasse come standard per l’indicatore "medico per infermieri" la media dei valori registrati nelle Regioni utilizzate per la definizione dello standard relativo all’indicatore infermieri per posto letto (Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia); · così facendo, gli esuberi di infermieri si ridurrebbero da 28.000 a circa 1.400. Profilo professionale · Il criterio del posto letto utilizzato nel Rapporto è retrodatato, e semplificatorio della complessità clinico-assistenziale; · il criterio del posto letto non è adeguato per una valutazione sulla congruenza o meno del numero di medici e infermieri perché non tiene conto delle molteplici e numerose attività che sono effettuate in un ospedale a prescindere dai posto letto; · l'indice di turnover per posto letto, la degenza media, il tasso di occupazione - che in molti reparti, e non solo di medicina, supera il 100% - è di maggiore pertinenza per valutare il carico di lavoro degli infermieri e, quindi, il loro numero; · il rapporto numerico esistente tra medici e infermieri è criterio fortemente discutibile per effettuare valutazioni di efficienza; · il rapporto tra medici e infermieri poteva, forse, essere un criterio sostenibile ante 2009, quando l'infermiere era giuridicamente l'esecutore delle prescrizioni diagnostiche e terapeutiche... · nel 2013 non più. In conclusione, è bene fare attenzione alle strumentalizzazioni, di qualunque genere e di ogni provenienza. Sappiamo tutti molto bene qual è la situazione economica del nostro Paese. Sappiamo anche, però, quali appetiti economici "girano intorno" alla sanità e quale valore rappresenta, per l'intera collettività nazionale, quel grande patrimonio valoriale, scientifico e professionale che è il SSN. Se c'è da intervenire sull'organizzazione del lavoro, sui modelli gestionali e contrattuali per far continuare a vivere il SSN, ci siamo. Siamo pronti a riflettere, a collaborare, a dare il nostro contributo con rigore scientifico e professionale. Ma nella chiarezza e trasparenza, nel rigore scientifico e metodologico e nella certezza dei dati
La solidarietà si paga. In giorni di lavoro in più alla scrivania o in fabbrica. L’ultimo regalo della riforma Fornero è indirizzato a donatori di sangue, di midollo, ma anche (forse), a mamme che usufruiscono dei permessi maternità e ai familiari o congiunti che assistono i disabili (legge 104). Ad un anno dall’applicazione dell’ennesima riforma delle pensioni, si scopre che i giorni di assenza dal lavoro per donare sangue o midollo, vanno recuperati per raggiungere il tetto di giornate lavorative necessarie al pensionamento. Il tam tam allarmistico è partito nei giorni scorsi sui social network. Ed è stato un caso inciampare nelle nuove norme introdotte dalla legge. Chiedendo i conteggi per andare a riposo, alcuni donatori si sono sentiti rispondere: i giorni di permesso (retribuito al 100%) per donare il sangue (massimo 4 all’anno per gli uomini, 2 per le donne), non sono validi per maturare il diritto pensionistico. Insomma, sono andati a sbattere contro gli effetti perversi della riforma i lavoratori più anziani. Ovvero chi ha quasi raggiunto l’età pensionabile (anche con le nuove norme), e che, contando anche sulle giornate di permesso, in teoria avrebbe avuto il diritto a mettersi a riposo. Invece no: per non incappare nell’eventuale penalizzazione (che può arrivare fino a una decurtazione del 2% dell’assegno pensionistico), bisogna fare i conti sulle giornate richieste e continuare a restare in servizio fino a quando non saranno stati “recuperati” i giorni di permesso goduti. In Parlamento - dove c’è una piccola pattuglia di parlamentari donatori - la mina a scoppio ritardato è arrivata solo da 48 ore e c’è già chi chiede al ministro dell’Economia e a quello della Salute (così come al collega del Welfare), di correre ai ripari per evitare che un atto di generosità vada a penalizzare quell’esercito di italiani (sono circa 1 milione e 600mila), che ogni anno consentono trapianti, operazioni, interventi salva vita. Il paradosso, stando ai dati di una ricerca Censis del 2012, è che gli italiani hanno un cuore generoso e la percentuale di cittadini che vanno a fanno periodicamente la fila per donare il sangue è addirittura in crescita negli ultimi anni. Tendenza che nell’immediato consente di fare fronte alle richieste di ospedali e cliniche. Certo - stando alle indagini Fidas sulle motivazioni che spingono a donare - anche se venisse confermata la penalizzazione pensionistica, la spinta che porta a farsi prelevare il sangue non è quella di usufruire del permesso lavorativo (solo lo 0,81 ha indicato questa facoltà come motivazione). Al ministero della Salute, il gabinetto del ministro Beatrice Lorenzin, è già al lavoro per di rimediare al caos creato dall’ex ministro del Lavoro. Sensibilizzato dalle associazioni dei donatori, si sta cercando di tamponare la falla anche perché senza il sangue dei donatori sporadici sarebbe quasi impossibile garantire l’approvvigionamento nazionale, dovendo pietire da altri Stati i quantitativi necessari. Non si tratta neppure di un gran risparmio per le casse dell’Inps scomputare le giornate dei donatori. Stando al bilancio 2012 le giornate lavorative (e i contributi figurativi) dei donatori costano circa 79 milioni. Che su un bilancio di spesa previdenziale e assistenziale di oltre 261 miliardi è una percentuale infinitesimale. Basti considerare che il mancato invio dei Cud ai pensionati quest’anno ha fatto risparmiare all’Istituto ben 50 milioni (tra carta, allestimento e spese postali). Il problema, semmai, è la più estesa interpretazione della norma. Se, ai fini del conteggio previdenziali, varranno (dopo il 2017), soltanto le giornate effettivamente lavorate (e non i periodi di accredito figurativo dei contributi), potrebbero incappare nella penalizzazione anche le lavoratrici che usufruiscono dei permessi maternità, gli studenti lavoratori che chiedono i giorni di permesso per sostenere gli esami, ma anche i militari in ferma breve. Così come i dipendenti che - avendo un congiunto riconosciuto invalido (legge 104) - usufruiscono dei permessi mensili per assisterlo. All’Inps non sanno se interpretare in modo estensivo la norma capestro ideate per i donatori di sangue, oppure se attendere che Lorenzin, Giovannini e Saccomanni, si pronuncino. E infatti nei mesi scorsi l’Istituto ha chiesto ai dicasteri competenti come comportarsi per l’accredito dei contributi e il conteggio delle giornate. L’Inps attende una risposta, e milioni di italiani di sapere se dovranno lavorare ancora qualche mese in più per compensare le giornate passate nei centri per donare il sangue. Proprio un bel regalo. Degno di Dracula.
di Antonio Castro
http://www.liberoquotidiano.it/mobile/articolo.jsp?id=1319473#.UlXR2NK8CfB

Sintesi
Esoneri I professionisti sanitari che frequentano, in Italia o all’estero, corsi di formazione post-base (es. corso di specializzazione universitaria, dottorato di ricerca, master universitario, corso di perfezionamento scientifico e laurea specialistica) propri della categoria di appartenenza e durante l’esercizio dell’attività professionale, sono esonerati dall’obbligo formativo Ecm. L’esonero riguarda l’intero periodo di formazione nella misura di 4 crediti per mese e solo se il corso di formazione abbia durata superiore a 15 giorni per ciascun mese 2. Sono altresì esonerati i professionisti sanitari domiciliati o che esercitano la propria attività professionale presso le zone colpite da catastrofi naturali. Sono confermati gli esoneri anche per i professionisti sanitari domiciliati o che esercitano la propria attività professionale presso le zone colpite da catastrofi naturali limitatamente al periodo definito in precedenza dalla stessa Commissione con determina del 20 giugno 2012 per gli eventi sismici che hanno colpito la regione Emilia-Romagna.
Esenzioni Le esenzioni dall’obbligo formativo ECM sono quantificate nella misura di 4 crediti per ogni mese nel quale il periodo di sospensione dell’attività professionale sia superiore a 15 giorni. Oltre alle consuete esenzioni già conosciute (congedo maternità obbligatoria, congedo parentale, adozione e affidamento, congedo retribuito per assistenza ai figli portatori di handicap, richiamo alle armi o servizio volontariato,) sono state ricomprese le seguenti situazioni come disciplinate dai CCNL delle categorie di appartenenza: - aspettativa senza assegni per gravi motivi familiari; - permesso retribuito per i professionisti affetti da gravi patologie; - assenza per malattia; - aspettativa per incarico direttore sanitario aziendale e direttore generale; - aspettativa per cariche pubbliche elettive - aspettativa per la cooperazione con i paesi in via di sviluppo e distacchi per motivi sindacali. I periodi di esonero e di esenzione sono cumulabili ma non sovrapponibili nell’ambito del triennio, ad eccezione degli esoneri definiti dalla Commissione Nazionale per le catastrofi naturali.
Tutoraggio individuale Sono confermati 4 crediti Ecm per mese ogni mese di tutoraggio ai tutor che svolgono sia formazione pre e post laurea prevista dalla legge e sia attività di tutoraggio all’interno di tirocini formativi e professionalizzanti pre e post laurea sempre previsti dalla legge. I crediti così acquisiti, calcolati unitamente ai crediti ottenuti per docenza/pubblicazioni scientifiche/ricerche, non possono eccedere il 60% del monte crediti triennale al netto degli esoneri, delle esenzioni e delle riduzioni citate nella stessa determina. Sono esclusi dal riconoscimento dei crediti per attività di tutoraggio individuale gli assegnatari di uno specifico incarico istituzionale di insegnamento anche a titolo gratuito. I crediti sono riconosciuti anche a chi svolge attività di tutoraggio nell'ambito di specifici PFA, solo se le attività svolte sono inquadrate nel programma formativo del professionista interessato.
Crediti per formazione all’estero I professionisti sanitari che frequentano all’estero corsi di formazione postbase (es. dottorato di ricerca, master universitario, corso di perfezionamento) propri della categoria di appartenenza, e durante l’esercizio dell’attività professionale, sono esonerati dall’obbligo formativo Ecm per l’intero periodo di formazione nella misura di 4 crediti per mese e solo se il corso di formazione abbia durata superiore a 15 giorni per ciascun mese. Inoltre, ai professionisti sanitari che frequentano corsi di formazione individuale all’estero (ovvero formazione non accreditata in Italia e svolta nei paesi dell’Ue, in Svizzera, negli Stati Uniti e in Canada) sono riconosciuti crediti Ecm nella misura del 50% dei crediti attribuiti dal singolo evento accreditato all’estero.Nel caso in cui l’evento accreditato all’estero supera i 50 crediti formativi sono riconosciuti al massimo 25 crediti ECM. I crediti acquisibili tramite formazione individuale all’estero non possono superare il 50% dell’obbligo formativo triennale. Il professionista sanitario, ultimata la frequenza, dovrà inoltrare la documentazione relativa all’evento (programma, contenuti, etc.) e quella attestante la frequenza e il superamento del test di apprendimento all’ente accreditante di riferimento (CNFC, Regione, Provincia autonoma) ovvero per i liberi professionisti, al proprio Ordine/Collegio/Associazione professionale. I suddetti enti, valutata la documentazione prodotta dal professionista, provvederanno ad inserire tali attività nel tracciato record da inviare alla CNFC/Regioni/Province autonome e al Co.Ge.A.P.S.
Liberi professionisti: crediti individuali per autoapprendimento Ai liberi professionisti sono riconosciuti crediti ECM per: a) attività di autoapprendimento ossia l’utilizzazione individuale di materiali durevoli e sistemi di supporto per la formazione continua preparati e distribuiti da Provider accreditati; b) autoapprendimento derivante da attività di lettura di riviste scientifiche, di capitoli di libri e di monografie non preparati e distribuiti da provider accreditati Ecm e privi di test di valutazione dell’apprendimento con il limite del 10% dell’obbligo formativo individuale triennale (fino ad un massimo di 15 crediti nel triennio).
Riduzione dell’obbligo formativo triennale E’ confermato in 150 crediti il debito formativo per il triennio 2011/2013 con la possibilità di portare in riduzione di tale debito fino a 45 crediti con il seguente criterio:. - riduzione di 15 crediti se il professionista ha acquisito da 30 a 50 crediti nel triennio 2008-2010; - riduzione di 30 crediti se il professionista ha acquisito da 51 a 100 crediti nel triennio 2008-2010; - riduzione di 45 crediti se il professionista ha acquisito da 101 a 150 crediti nel triennio 2008-2010. L’obbligo formativo annuale è confermato in 50 crediti/anno al netto delle riduzioni derivanti da esenzioni ed esoneri.
Modalità di registrazione nella banca dati Co.GeA.P.S. L’Ordine, il Collegio e l’Associazione professionale di riferimento sono competenti a riconoscere gli esoneri, le esenzioni e i crediti Ecm acquisiti tramite i criteri sopra individuati, previa presentazione da parte del professionista sanitario della relativa documentazione (attestato di frequenza corsi di formazione post-base, documentazione comprovante il periodo di sospensione dell’attività professionale, attestazione di svolgimento dell’attività di tutoraggio rilasciata dall’ente per il quale si è esercitata l’attività di tutoraggio, etc.). L’Ordine, il Collegio e l’Associazione professionale di appartenenza provvedono alla valutazione di coerenza con le vigenti disposizioni in materia di Ecme alla registrazione nella banca dati Co.Ge.A.P.S. della posizione del proprio iscritto in riferimento a esoneri, esenzioni e ai crediti Ecm eventualmente acquisiti tramite i citati istituti. All’atto della registrazione nella banca dati Co.Ge.A.P.S. vengono assegnati alle attività formative di cui alla citata determina gli obiettivi formativi corrispondenti alla/e attività svolta/e.
Registrazione di crediti 2008/2013 non registrati nel database del Cogeaps I professionisti sanitari iscritti ad Ordini, Collegi ed Associazioni, ai fini della registrazione nella banca dati Co.Ge.A.P.S. di crediti acquisiti nel periodo 2008/2013 non ancora presenti in tale banca dati, presentano la richiesta, completa di attestato di partecipazione e di dichiarazione sostitutiva di atto notorio, all’Ordine, Collegio o Associazione di appartenenza. Ai professionisti sanitari che hanno svolto attività di docenza e tutor per eventi Ecm accreditati al sistema nazionale e regionale Ecm e realizzati prima del 31 dicembre 2010 sono attribuiti 2 crediti Ecm per evento a prescindere dalle ore di docenza effettivamente svolte salvo rettifiche individuali che i professionisti comunicheranno all’Ordine, Collegio, Associazione, sulla base dei relativi specifici attestati.
Certificazione dei crediti La certificazione dei crediti viene effettuata, per i professionisti sanitari iscritti a Ordini, Collegi ed Associazioni maggiormente rappresentative, tramite il portale Co.Ge.A.P.S. La certificazione si riferisce esclusivamente al numero dei crediti acquisiti nel triennio di riferimento. Tale certificazione prevederà i due livelli: 1) attestazione dei crediti formativi: attestazione rilasciata da Ordini, Collegi e Associazioni, e dalla Segreteria della Commissione nazionale per i professionisti che svolgono professioni sanitarie regolamentate ma non ordinate, per tutta la formazione svolta in un triennio, con indicazione del numero dei crediti effettivamente registrati; 2) certificazione del pieno soddisfacimento dell’obbligo formativo del triennio: attestazione rilasciata a cura di Ordini, Collegi e Associazioni, e della Segreteria della CNFC per i professionisti che svolgono professioni sanitarie regolamentate ma non ordinate, nel caso in cui il professionista abbia soddisfatto l’intero fabbisogno formativo individuale triennale.
L’Ospedale Regionale di Lugano ha indetto selezioni per infermiere/i strumentiste/i e/o tecnici di sala operatoria.
Le persone selezionate presteranno la loro attività lavorativa in un blocco operatorio multidisciplinare (5 sale: chirurgia generale e traumatologica, vascolare e laparoscopica, neurochirurgia, neuro-ortopedia, ortopedia, urologia, otorinolaringoiatria e ginecologia).
Per candidarsi è necessario possedere i seguenti requisiti:
- diploma di infermiere/a strumentista (specializzazione auspicata) e/o di tecnico di sala operatoria (o titoli equivalenti riconosciuti);
- precedente esperienza professionale di 5 anni in analoga posizione;
- disponibilità a lavorare a turni (compreso notti e picchetti);
- oltre alla lingua italiana, è auspicata la conoscenza di un’altra lingua nazionale;
- indispensabile la conoscenza dei principali mezzi informatici (pacchetto office).
Inoltre è necessario disporre di solide competenze tecniche, capacità di autocontrollo anche in caso di forte carico di lavoro, capacità di gestire i momenti difficili stabilendo le priorità e prendendo decisioni in modo tempestivo. E’ necessario essere in grado di agire in autonomia, saper organizzare il proprio tempo in maniera efficiente e concentrare i propri sforzi sulle priorità più importanti. Bisogna essere sensibili alle dinamiche interpersonali, saper ottenere la fiducia degli interlocutori come pure mantenere la dovuta riservatezza, agendo in linea con i valori dell’istituto ospedaliero.
Chi desidera candidarsi deve far pervenire entro e non oltre il 14 ottobre 2013 il proprio curriculum vitae, una fotografia, le fotocopie dei certificati di studio e di lavoro, al servizio risorse umane presso l’Ospedale Regionale di Lugano, Via Tesserete 46, 6903 Lugano, con l’indicazione “Concorso infermieri/e strum. / TSO”.
Per ulteriori informazioni cliccate qui oppure richiedetele telefonando al numero 0041(91) 811 62 58 signora Lucia Saponaro, capo settore infermieristico.
ANSA) - CAGLIARI, 7 OTT - Un fiume di aspiranti infermieri professionali ha invaso Olbia per il concorso bandito dalla Asl: 5.129 candidati per 110 posti. Arrivano da tutta Italia ma a sperare in un posto fisso ci sono anche partecipanti da Germania, Slovacchia, Svizzera, Ungheria e Georgia. Gli aspiranti infermieri sono stati divisi in tre gruppi, che tra oggi e domani dovranno affrontare la prova. Alla convocazione odierna si sono presentati poco meno di 700 candidati, contro i 1.700 attesi.
da http://inchieste.repubblica.it di di VITTORIA IACOVELLA e MARIA ELENA SCANDALIATO
ROMA - Entrano al lavoro e timbrano il cartellino, fanno turni, notti, reperibilità come fossero dipendenti, ma in realtà a fine mese emettono una fattura e pagano più contributi previdenziali dei loro colleghi a tempo indeterminato. L'assicurazione è a loro carico, non hanno ferie e le loro "consulenze" o "collaborazioni" sono perennemente appese al filo del rinnovo del loro rapporto con la Asl. Da questi camici bianchi atipici però dipendono anche la salute e la vita di molti pazienti. Questi medici, infermieri e tecnici, infatti hanno spesso alte specializzazioni, sono impiegati in reparti particolarmente delicati come la Neonatologia intensiva dell'Umberto I di Roma (in cui sono la metà del personale), il Pronto soccorso pediatrico, ma anche la Cardiochirurgia, le ambulanze, la Radiologia. I camici bianchi a partita Iva sono in tutti i settori della sanità pubblica. sono tanti e difficili da calcolare, da Nord a Sud, il loro orizzonte di speranza si chiama "assunzione", ma ogni volta che viene promesso un nuovo concorso il concetto sembra non riuscire a emergere dalle semplici promesse elettorali dei governatori locali o dai proclami di politici di qualsiasi schieramento. Loro sono lì e portano avanti la macchina della salute assieme ai colleghi assunti, lavorando esattamente allo stesso modo ma con un gap di diritti notevole.
Duecento all'Umberto I. Al Policlinico Umberto I di Roma sono più di duecento, il direttore generale Domenico Alessio con una lettera alla Regione Lazio inviata lo scorso 20 febbraio chiedeva di "indire un concorso pubblico per l'assunzione diretta degli infermieri con un punteggio che tenga conto degli anni già prestati al Policlinico" e poi "attivare procedure per l'assunzione diretta del personale ausiliario già in servizio al Policlinico, così da preservare la professionalità acquisita, il diritto di assistenza nelle strutture sanitarie pubbliche, la dignità e sicurezza dei lavoratori super sfruttati per far ingrassare i padroni di ditte e cooperative". I mesi sono passati siamo ancora allo stesso punto.
Oltre il danno la beffa. Un medico che lavora in ospedale, ma è considerato lavoratore "autonomo" paga anche una percentuale più alta di contributi all'Empam (ente previdenziale della categoria) cui versa ogni anno il 12,5 per cento dello "stipendio", mentre i colleghi assunti regolarmente pagano soltanto la percentuale su quanto guadagnato effettivamente con prestazioni fuori dal settore pubblico.
Il colpo di grazia. I falsi "liberi professionisti" di libero hanno ben poco. E la riforma Fornero ha dato il colpo di grazia. Molte Aziende sanitarie, per sopperire alla carenza degli organici, aumentata esponenzialmente a causa del blocco del turn over, si sono avvalse della disciplina contenuta nell'articolo 7 del Decreto legislativo 165 del 2001 per stipulare contratti libero professionali con medici, biologi, farmacisti e psicologi. Secondo la norma infatti: "Per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa, a esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza degli" specifici "presupposti di legittimità".
Lavorare senza contratto. Un'anestesista, che preferisce rimanere anonima per evitare guai, ci racconta: "Ho lavorato anche tra un contratto e l'altro, senza sapere cosa sarebbe stato di me e senza assicurazione. L'ho fatto per senso del dovere, nel mio reparto se scioperi i pazienti non rimangono in attesa, muoiono. Se ci fosse stato qualche problema, non so cosa avrei fatto, non avrebbero neanche potuto ipotecarmi la casa, sono in affitto. Lavoriamo in condizioni di stress estremo e il precariato è la fune sulla quale cerchiamo ogni giorno di rimanere in equilibrio".
Dove iniziò Mani Pulite. E a Nord lo scenario non cambia. A Milano il Pio Albergo Trivulzio (quello dove iniziò l'inchiesta Mani Pulite) gestisce tre residenze assistenziali e due istituti di riabilitazione per anziani, oltre a diversi ambulatori specialistici, un hospice per malati incurabili e alcune comunità alloggio. Tutto all'interno di strutture pubbliche, amministrate dal Comune e dalla Regione Lombardia. Come a Roma, anche qui precari e partite Iva si mischiano ai colleghi "strutturati": basta fare un giro nei corridoi di via Trivulzio per vedere decine di "liberi professionisti" strisciare il badge in entrata, uscita e pausa pranzo, come fossero dei dipendenti. Su 1400 lavoratori, circa 200 sono "collaboratori" o partite Iva; difficile, invece, quantificare il personale di cooperativa che si incontra in tutti i reparti. Le gare cui partecipano le cooperative, infatti, prevedono solo la fornitura di un ammontare di ore assistenziali, come richiesto dalla Regione; quanti siano gli operatori sanitari necessari a garantirle non è interesse del Pio Albergo.
Concorsi impossibili. "Semplicemente, non possiamo fare concorsi. E per assumere a tempo indeterminato è necessario bandire un concorso pubblico", spiega Giovanni Maria Soro, direttore generale del Trivulzio. "L'ultimo era stato indetto nel 2011, ma è stato subito bloccato dalla gestione commissariale. Poi è stato decretato il blocco del turn over e non abbiamo assunto più nessuno". In realtà, negli ultimi anni sono stati chiamati a lavorare decine di nuovi infermieri, medici e fisioterapisti. Il paradosso è che sono stati contrattualizzati come "collaboratori" o "liberi professionisti", nonostante siano tenuti a rispettare orari e turni, e a pianificare le ferie proprio come i loro colleghi subordinati. Inoltre, sono stati scelti non tramite concorso pubblico (come la legge impone) ma attraverso una "procedura comparativa", che cerca di salvare almeno la parvenza di una selezione trasparente del personale. Tra gli avvisi affissi nella bacheca del Pio Albergo, infatti, ecco due nuove "procedure comparative" per il conferimento di 21 "incarichi libero professionali": fisioterapisti, logopedisti e assistenti sanitari chiamati a lavorare come dipendenti, ma senza le relative garanzie.
Tasse salatissime. Un infermiere del Trivulzio, anche lui rigorosamente anonimo, racconta: "Lavoro tra le 150 e le 160 ore al mese, con una retribuzione lorda che va dai 2500 ai 2800 euro. Sembra una bella cifra, ma con la partita Iva pago delle tasse salatissime, e devo anche pensare da solo a pensione e assicurazione contro malattia e rischio biologico". In effetti, i lavoratori a partita Iva sono pagati solo per le ore effettivamente lavorate: chi resta a casa perché ammalato o infortunato (magari sul lavoro) non riceve nulla. Su tutto, poi, incombe l'interruzione del rapporto lavorativo, che il Trivulzio può imporre senza particolari preavvisi o spiegazioni. Basta inimicarsi un superiore o un dirigente e lo stipendio rischia di saltare da un mese all'altro. Ecco perché nessuno vuole parlare a viso aperto della propria precarietà: "C'è poco da lamentarsi. Con questi contratti ti possono licenziare quando vogliono".
Procedura comparativa. Giovanni Maria Soro difende comunque le scelte del Trivulzio: "Noi non costringiamo nessuno. Quando facciamo la procedura comparativa diciamo chiaramente che il rapporto è di tipo libero-professionale. Certo, le ore sono quelle e la struttura sanitaria prevede per forza di cose una turistica, ma nessuno ha mai fatto ricorso". In effetti, la tentazione di fare causa per l'assunzione a tempo indeterminato passa in fretta. Un fisioterapista, a partita Iva per anni e oggi collaboratore a progetto, racconta di essersi rivolto a un avvocato: "Mi ha sconsigliato di far causa al Pat, perché nessun giudice ha mai costretto un ente pubblico ad assumere a tempo indeterminato. Forse potrei ottenere un indennizzo economico, ma perderei sicuramente il posto di lavoro".
Dirigenti superpagati. Il bilancio del Trivulzio nel 2012 è stato chiuso con un buco di 9 milioni di euro, due in meno rispetto al 2011; un miglioramento relativo, dovuto alla vendita di immobili per un valore di 3 milioni di euro. Il Pio Albergo Trivulzio, infatti, gestisce un patrimonio mobiliare e immobiliare di 400 milioni: ciononostante, i servizi assistenziali per gli anziani - ovvero l'attività principale del Pat, che comprende anche la residenza nelle strutture e la riabilitazione - rendono sempre meno, perché gli utenti solventi, a causa della crisi, sono in netta diminuzione, e il Comune può coprire sempre meno spese. Difficile, quindi, prevedere uno sblocco delle assunzioni attraverso nuovi concorsi. Particolare curioso, in questo contesto di austerity e sacrifici, sono le retribuzioni dei nove dirigenti del Pat: in media, ognuno di loro percepisce 105mila euro annui. Lo stesso Soro guadagna circa 123mila euro, cui si aggiunge un 20% in più in base ai risultati. Liberi professionisti anche loro, ma con qualche incentivo in più.

pubblicato su Quotidiano sanità.
24 SET - Gentile Direttore,
volevo esprimere le mie perplessità per quanto accade sul territorio italiano riguardo la mancanza di lavoro per i professionisti sanitari infermieri, a sostegno anche di quanto già pubblicato precedentemente da più di un collega.
Sono più di 30.000 gli infermieri disoccupati o con lavoro a tempo determinato e precario. Il MIUR studia proposte di legge per ridurre l’accesso agli studenti ai corsi di laurea utilizzando criteri di selezione sempre più specifici come se fosse questo il sistema per creare posti di lavoro (non basta ridurre il numero dei posti messi a bando per non creare false illusioni?). La colpa sembra rimbalzare e alla fine ricadere sugli atenei che continuano a fornire al MIUR notizie di previsione, sul numero dei posti a concorso, assolutamente prive di fondamento.
Ma di questo atteggiamento che coinvolge gli atenei - e di riflesso anche il Ministero - e che va contro ogni principio etico, morale e civile nessuno si è accorto? Un esubero di 30.000 infermieri prima o poi qualcuno lo doveva anche notare…..
Fatto sta che gli infermieri oggi da buoni “professionisti sanitari” sono costretti ad elemosinare qualche giorno di lavoro accontentandosi anche di ricoprire ruoli poco dignitosi che di assistenza infermieristica hanno poco o nulla se dobbiamo attenerci al profilo professionale che recita: “l’infermiere è responsabile dell’assistenza infermieristica…” E io mi chiedo: se lo si è ritenuto “responsabile dell’assistenza infermieristica” perché non si lascia che questi possa essere parte attiva nella scelta dei criteri e dei metodi assistenziali della sanità italiana?
Perché non viene riconosciuta questa autonomia nella programmazione degli interventi assistenziali sul territorio ora più che mai? Perché non viene sostenuta la libera professione attraverso la formulazione di leggi dedicate che potrebbero solo andare a beneficio del sistema? E’ chiaro che sulla base della nuova politica sanitaria, con il “taglia di qua, stringi di là”, non ci saranno nuove possibilità di lavoro per gli infermieri all’interno delle strutture sanitarie pubbliche e private nonostante oggi l’Italia sia il penultimo paese in Europa per rapporto infermiere/abitanti (circa 6 per mille).
Alla Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI , oggi affaccendata nel suo ruolo politico, chiedo: cosa pensa di proporre per la risoluzione del problema della disoccupazione della categoria? I cittadini hanno bisogno di assistenza e gli infermieri hanno bisogno di lavoro!
Non tutti possiamo o vogliamo fare i dirigenti.
Dott. Agata Cocco
Infermiere Coordinatore – Infermiere Legale
NURSIND – Segreteria Provinciale Palermo


Infermieri motivati ma delusi dagli scarsi riconoscimenti e dal silenzio della politica. NURSIND presenta in anteprima un’importante indagine sulla professione infermieristica svolta a seguito di una identica iniziativa presentata dalla CESI (Confederazione Europea dei Sindacati Indipendenti) lo scorso ottobre in Lussemburgo. La ricerca è stata svolta in collaborazione con il CERGAS Bocconi con i Prof Carlo De Pietro, Alessia Anzivino e Marco Sartirana. L’analisi ha quindi beneficiato della comparazione con Germania e Paesi Bassi, grazie ai dati presentati proprio ad ottobre dello scorso anno in occasione dell’incontro annuale del settore sanità della CESI (Confederazione Europea dei Sindacati Indipendenti).
“Se pur ci conforta il dato dell’orgoglio di appartenere ad una professione così fondamentale e difficile – afferma Donato Carrara del Centro Studi Nursind – siamo preoccupati per la conferma dell’aumento del carico di lavoro fisico e delle responsabilità collegato alla complessità dei nostri assistiti. Ciò stride con gli orientamenti normativi dell’ultimo periodo per cui con la spending review si diminuiscono le risorse umane e materiali e con la riforma delle pensioni si trattiene il personale più a lungo in servizio con il reale rischio di trovarsi nel sistema dei professionisti sempre più usurati e sempre meno valorizzati”.
“Per tale motivo come sindacato infermieristico – conclude Carrara – abbiamo avanzato in sede istituzionale la proposta di una “staffetta generazionale” che consenta di avere le stesse condizioni di pensionamento delle forze di polizia e dia la possibilità ai giovani infermieri presenti in gran numero nel mercato di lavoro di entrare nel sistema e favorire la graduale fuoriuscita degli infermieri più anziani”.
Per leggere lo studio completo aprire il file sottostante

E' in uscita il numero 30 di Infermieristicamente, 2° e 3° trim. 2013.
In evidenza è la proposta del patto generazionale tra infermieri vecchi e nuovi sulla quale il sindacato è particolarmente impegnato e che si confronta con quella lanciata dal PD del Piemonte per trovare una sintesi comune e praticabile.
La rivista, stampata in 52.500 copie, viene recapitata oltre che agli iscritti al Nursind, anche a tutte le Unità Operative delle strutture sanitarie del Paese.
Se nel tuo reparto non arriva la rivista, richiedila a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando l'indirizzo postale del tuo ospedale e dell'U.O. La consultazione della rivista in pdf è disponibile aprendo l'allegato sotto
Il Nursind, il sindacato rappresentativo degli infermieri, prende atto della volontà del Governo di utilizzare il sistema delle proroghe per la gestione di questo lungo periodo di crisi economica.Se tale sistema d’azione fosse adottato anche dai pubblici dipendenti ai principali servizi dello Stato (sanità, scuola, difesa), questi dovrebbero essere bloccati al 2009, anno in cui sono scaduti i contratti, e nessuna riforma potrebbe trovare posto. Il servizio sanitario e la riforma Balduzzi dovrebbero restare norme sulla carta (“rinnovata solo la parte normativa ma non la valenza economica” come per i contratti) visto che anche gli stipendi degli infermieri dal 2009 non hanno più avuto un adeguamento. Alcuni valori economici di voci salariali non solo hanno ancora una trasposizione del valore in lire ma sono addirittura antecedenti gli anni ’90 (sono cioè fermi da più di 20 anni).Cosa si può chiedere a questo personale laureato che da più di 10 anni non ha avuto nemmeno un misero scatto retributivo di 50 euro lorde? Cosa si può dire agli infermieri che tengono aperte le strutture 24 ore al giorno e garantiscono assistenza qualificata ad un valore economico di poco superiore a quello delle badanti? Cosa si può pretendere da questo personale che ha provveduto a spese proprie alla formazione post base senza vedersi riconosciuto nessun nuovo inquadramento o incentivo?I dipendenti pubblici calano e gli stipendi si bloccano.“Dall’azione del Ministro Brunetta in poi, i dipendenti pubblici hanno solamente subito inasprimenti dei poteri datoriali, riduzione dei margini di contrattazione e blocchi economici. Agli infermieri per contro – afferma il segretario Nursind – sono state chieste maggiori competenze, maggiori flessibilità, di aumentare la quantità di prestazioni, di non diminuire la qualità delle stesse e di giustificare le liste di attesa per gli esami, per gli interventi chirurgici, per l’accesso al pronto soccorso, per i tempi di ricovero, per la mancanza di posti letto, per i disagi derivanti dalle riorganizzazioni e dagli accorpamenti di unità operative.”“Come Nursind, - conclude il segretario nazionale Andrea Bottega – ci coordineremo con le altre federazioni sindacali della CGU-CISAL per evidenziare agli organi governativi il disagio insopportabile che i servitori della Nazione continuano a subire.” 10 agosto 2013
Via dall'Italia, da infermiere sottostimato a specialista ben pagato a Londra
Scrivo da Londra, città in cui mi sono trasferito dal 2007. Ho letto recentemente degli articoli su un giovane chirurgo italiano originario del Veneto, come me, che sta conseguendo un grande successo professionale, diventando primario in Inghilterra.
Ebbene, tali opportunità di riconoscimento e crescita professionale che offrono altri paesi coinvolge proprio tutti i campi lavorativi. Proprio perché ho letto quella storia sul giovane primario italiano a Londra vorrei raccontarvi la mia e spero vi faccia riflettere.
Ho lavorato per circa 5 anni presso il pronto soccorso di Castelfranco Veneto (Treviso) come infermiere. Non molto gratificato dal riconoscimento sociale ed economico della mia professione in Italia decisi di trasferirmi all'estero. Durante un weekend esplorativo a Londra trovai lavoro nell'arco di 12 ore presso un'agenzia freelance per infermieri e mi trasferii nell'Ottobre 2007.
Dopo aver esercitato in diversi pronto soccorso della capitale, ebbi l'opportunità di essere assunto permanentemente in un servizio di dermatologia. A quel punto la meritocrazia ha dimostrato di funzionare (al contrario dell'Italia), infatti dopo poco tempo il mio interesse per la specialità e le mie qualità furono molto apprezzate dal dipartimento che volle finanziare dei corsi per abilitarmi ad effettuare chirurgia dermatologica.
Da allora ad oggi, sono diventato il coordinatore del personale infermieristico del mio servizio e dopo vari corsi universitari sono stato promosso a "Clinical Nurse Specialist" (Specialista Clinico Infermiere: una sorta di infermiere che può svolgere attività ad alto profilo); effettuo settimanalmente sedute di chirurgia dermatologica (biopsie, rimozione di nei e tumori della pelle) e faccio training ai medici specializzandi. Tanto per aggiungere qualche anno di luce in più dall'Italia: il mio lavoro è completamente indipendente, ho appena terminato un master (finanziato dall'ospedale) che mi permette di prescrivere farmaci come un medico, effettuo il monitoraggio di terapie sistemiche ad alto rischio di tossicità e, tra le altre attività, ho effettuato un corso al Royal Society of Medicine per somministrare il botulino e sto progettando di aprire una piccola attività di medicina estetica (a proposito, qui la partita IVA me la sono aperta con una telefonata di 5 minuti!).
Devo dire che anche qui a volte la gente è incredula quando spiego la mia attività lavorativa: a volte mi scambiano per una sorta di "chirurgo plastico", quando invece qui in Uk gli infermieri hanno semplicemente la possibilità di scalare diversi livelli di carriera e competenza con un riconoscimento economico che all'apice può raggiungere 6mila euro netti mensili.
Mi dispiace dirlo, ma purtroppo in Italia la parola "infermiere" è ancora vista con molti stereotipi, la professione è sottostimata a ruolo subordinante e non ci sono spiragli di crescita professionale. Eppure la nostra formazione e le nostre qualità fanno eccellenza all'estero.
Alberto